“Chi ben comincia…” la rubrica del lunedì di T.U. – 29/03/21

Care socie e cari soci,

Con la rubrica “Chi ben comincia…” ogni lunedì Terza Università vi offre uno stimolo, uno spunto di riflessione da portare con sé per iniziare la settimana nel modo migliore.

Si tratterà di una poesia, un libro, un fatto storico, un quadro, un quiz a tema…

Questa settimana proponiamo una traccia musicale da ascoltare cliccando sul link in blu che trovate più sotto:

Si tratta della Sonata per violino e pianoforte n. 5 op. 24 in Fa maggiore “Primavera”
Secondo movimento Adagio molto espressivo (6’36) di  Ludwig Van Beethowen

Esecutori: Jenö Jandó (Pianofote)- Takako Nishizaki (Violino)

Società dei Concerti, Trieste

“È una constatazione non immediata quella di immaginare Beethoven a suo agio nella natura. La musica di Beethoven solitamente è fatta di alti contrasti, gesti molto forti che plasmano la materia del suono a volte con violenza. E dunque ci si immaginerebbe un Beethoven che abbia quel sentimento romantico della natura in tempesta. Invece c’è un aspetto di dolcezza nella concezione della natura in Beethoven. La dolcezza della natura è una dolcezza vitale. In un appunto nei suoi taccuini si ritrova una frase di questo genere: “Si può chiamare la natura una scuola del cuore, attraverso essa conoscevo Dio e attraverso questa conoscenza pregusterò le gioie del cielo”. La natura va intesa, nella musica di Beethoven, ancora secondo il canone settecentesco cioè come una bellezza, una bellezza che ci pone delle questioni. Non a caso quando Beethoven parla di natura, parla anche quasi subito di Dio. Insomma la natura è stata fatta così bella per noi, perché noi la guardassimo. È una bellezza in sé, una bellezza che, potremmo dire oggi, se ne infischia della nostra presenza, noi non possiamo fare altro che attingerne come se fosse fatta per noi. Questa della natura è una metafora che spinge Beethoven a cercare delle forme musicali particolarmente organiche, cioè particolarmente armoniose e armoniche nelle loro proporzioni pur contenendo delle parti fatte di contrasti, come in effetti nel ciclo della natura la violenza è contemplata ma assorbita all’interno di un percorso che la trascende, che le dà senso. Ecco, l’idea del trascendere la forma, del dare senso, l’idea dell’armonia e dell’equilibrio che è sovrastante a tutte le tensioni è l’idea che nel Beethoven del Settecento, nei primi anni della sua carriera, è particolarmente viva. È quell’idea che gli darà poi lo spunto per il componimento della Sinfonia Pastorale, ovviamente. La Sinfonia Pastorale, che è la Sesta, scritta subito dopo la Quinta che è tutt’altro che pastorale. Nella musica di Beethoven, nella personalità di Beethoven ci sono entrambe queste nature: c’è la forza cogente del destino della Quinta sinfonia e c’è quel percorso assai più dolce in cui la musica non ha una direzione chiaramente definita, ma sembra andare in tondo per allargare sempre di più l’ambito del suo interesse. Immaginiamocela come una passeggiata nella quale si facciano dei cerchi concentrici sempre più ampi e in questo vagare in tondo c’è la scoperta di tutto ciò che la forma teleologica, quella della Quinta sinfonia, non ha. Ecco queste due anime sono spesso considerate in maniera molto differente: è considerata moderna, forte quella parte più eroica, aggressiva della musica di Beethoven, è considerata invece secondaria quella parte del carattere beethoveniano che gli ha fatto scrivere le sinfonie pari.

Facciamo dunque un viaggio nel lato pastorale di Beethoven, quello più sconosciuto ma non meno sorprendente”

(Da Radio3 Suite – Magazine; Tutto Beethoven: Beethoven e la Primavera. Francesco Antonioni conduce Tutto Beethoven)

Sonata per violino e pianoforte n. 5 op. 24 in Fa maggiore “Primavera”

Secondo movimento Adagio molto espressivo (6’36)

Per approfondire:

NOTE DI SALA

Ludwig van Beethoven (Bonn 1770 –  Vienna 1827)

Sonata n.5 in Fa maggiore op. 24 “Primavera”

  1. Allegro
  2. Adagio molto espressivo 
  3. Scherzo. Allegro molto
  4. Rondò. Allegro ma non troppo

La quinta Sonata per violino e pianoforte in Fa maggiore op. 24 composta da Ludwig Van Beethoven, ebbe, come altre opere del maestro di Bonn, una curiosa storia editoriale. L’editore Mollo di Vienna, che ne curò la pubblicazione, fece infatti uscire una prima edizione dell’opera nell’ottobre del 1801 accanto alla Sonata in la minore contrassegnandole entrambe come op.23. Successivamente nel 1802, per rimediare all’errore, curò una ristampa separata catalogando la sonata come op. 24 e dandole il titolo con il quale oggi la conosciamo tutti: “La Primavera”. 
In questa sonata appaiono evidenti l’evoluzione e la sperimentazione ricercate dall’autore nel raggiungimento di un maggior equilibrio tra le parti. Il violino infatti, non si trova più subordinato rispetto alla tastiera nella scena musicale ma al contrario ne diviene parimenti protagonista grazie al legame indissolubile che si instaura tra il timbro dello strumento ad arco e le idee compositive. L’op. 24 si apre con un Allegro dove un tema iniziale di serena cantabilità rende ben giustizia all’epiteto stagionale. Una seconda idea dal piglio più marcatamente ritmico arricchisce la partitura di contrasti, anche in chiave tonale, nell’ampia sezione elaborativa centrale. Il primo tema fa infine la sua ricomparsa nella suggestiva coda che conduce il movimento alla sua trionfale conclusione. L’Adagio molto espressivo successivo rappresenta un idillico momento di intima riflessione preludio allo Scherzo. Allegro molto centrale che grazie al sapiente contrasto di incisi ritmici anacrusici e tetici dona freschezza argentina al brano. La sonata si chiude con un Rondò. Allegro ma non troppo rispettoso del modello canonico A-B-A-C-A-B’-A. 

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