“Chi ben comincia…” la rubrica del lunedì – 22/03/21

Con la rubrica “Chi ben comincia…” ogni lunedì Terza Università vi offre uno stimolo, uno spunto di riflessione da portare con sé per iniziare la settimana nel modo migliore.

Si tratterà di una poesia, un libro, un fatto storico, un quadro, un quiz a tema…

Questa settimana proponiamo un quadro, un arazzo per la precisione, Jan Rost, da Angelo Bronzino, “Flora“.

Inauguriamo questa settimana con un pensiero rivolto alla primavera, questa primavera 2021, in cui abbiamo riposto molte speranze, tante delle quali rimangono ancora tali perché, di fatto, ci troviamo ancora in un periodo di grande incertezza. E tuttavia la primavera ritorna, ricordandoci qualcosa che, ormai abituati a vivere alla giornata se non all’istante, forse ci stiamo dimenticando: la ciclicità del tempo e delle stagioni, anche quelle della vita. La prima immagine che viene evocata quando si pensa alla primavera è quella del fiore, con tutto il suo portato simbolico.

“Del mondo vegetale, sia esso bosco o prato, il fiore costituisce un elemento particolarmente vicino e commisurato all’uomo, per la varietà della sua presenza (forma, colore, profumo,) ma soprattutto, per la sua temporanea apparizione nel ciclo del frutto, di cui appare come un annuncio, un presagio più che una sua necessaria fase intermedia. Alla stagione, e quindi al cadenzato indiziario naturale della sua ciclicità, in un costante accorpamento di brevità e ricorrenza, di morte e resurrezione, il fiore è intricato per un intricato nesso di causa/effetto; trionfanete per la forma e il profumo, prezioso per la rarità e la brevità della sua esistenza, legata comunque al rifiorire, alla certeza di un rinnovamento augurale, il giglio del campo predice anche lo splendore e la gloria di un creato il cui sviluppo costituisce un consolante esempio dell’ordine e della premura con cui la creatura più insignificante è seguita e protetta. Il fiore, nel suo intimo legame con un mondo naturale affine all’uomo, conosce una sua vitalità anche nell’immaginario pre-biblico: da Flora e Verumno (Pittura murale da Stabia, Flora, Museo Nazionale, Napoli), fertilità rinnovata del fiore e del frutto, che conosceranno, nella riscoperta del mondo classico in ambiente rinascimentale, trasformazioni e costanti citazioni, fino alla leggenda del bouquet che, come pegno d’amore, il pittore Pausias dipinse per l’amata Glicene.”
Da: Catalogo mostra “Parádeisos. Dall’Universo del fiore”, Galleria Lorenzelli – Bergamo, ottobre 1982


Jan Rost, da Angelo Bronzino, “Flora” (qui identificata con la Primavera)

“L’arazzo di “Flora” è centrato su un’unica figura femminile dominante che si libra, più che cavalcarlo, su un ariete. Questa figura non andrebbe chiamata Flora, ma Primavera: la differenza consistendo nel fatto che Flora è un personaggio mitologico indipendente, mentre la Primavera appartiene al ciclo delle Quattro Stagioni. Ulteriori prove sono fornite dalle figure di accompagnamento, che non sono semplicemente “un ariete”, “un toro”, “una coppia che si abbraccia”, ma i segni zodiacali dei tre mesi della primavera: l’Ariete rappresenta marzo, il Toro aprile, i Gemelli maggio. Il che non preclude, ovviamente, che la composizione del Bronzino possieda un significato più ricco di quello di pura “sezione dell’anno associata ad un certo tipo di clima metereologico e a una certa fase della vegetazione”, per citare l’Oxford Dictionary; poiché secondo una credenza corrente che dura da quasi due millenni, le quattro stagioni si legano a nozioni quali le quattro età dell’uomo, i quattro elementi e i quattro umori; così che la Primavera del Bronzino implica, automaticamente, le nozioni di giovinezza, di aria e di temperamento sanguigno con tutte le loro implicazioni secondarie di gaiezza e di amore. È evidente, quindi, che il così detto “arazzo di Flora” è stato originariamente concepito come parte di una serie di quattro.”

Da: “Studi di Iconologia, I temi umanistici nell’arte del Rinascimento“, di Erwin Panofsky, Giulio Einaudi Editore, 1975

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